Hai mai letto un libro e pensato: “Ma come ha fatto a non farsi scoprire prima?”

Vediamo insieme un caso emblematico e come evitarlo nei tuoi romanzi.

Uno dei motivi che fanno abbandonare un libro ai lettori è l’incoerenza dei personaggi.

Non sto parlando di quelle piccole contraddizioni che li rendono umani, ma di quelle caratteristiche, reazioni e modi di ragionare che li fanno percepire incoerenti col ruolo a loro assegnato.

Crederesti a un mercenario terrorizzato dal sangue?
O a un cuoco che ha paura di maneggiare i coltelli?
O a un sarto con il terrore degli aghi?

Ti chiederesti immediatamente: ma allora perché ha scelto di fare quel lavoro?

Se la paura derivasse da un trauma recente, avrebbe senso. Ma se è una caratteristica di base, tutto crolla.

Ed è proprio questo il problema del libro Falena Cremisi: la protagonista si comporta in modo irrealistico per il ruolo che ricopre, e ogni due pagine ti chiedi “com’è possibile che non l’abbiano ancora beccata?”.

Analizziamo il problema

Nell’ambientazione di Falena Cremisi, la magia è reale, ma le streghe sono bandite e cacciate. Per lanciare incantesimi, usano il proprio sangue, il che le lascia con cicatrici ben riconoscibili. Inoltre, ogni incantesimo lascia una firma magica inequivocabile.

Rune è una strega che conduce una doppia vita: di giorno è una damina da salotto, di notte è un’eroina mascherata che salva le streghe in pericolo. Il suo alter ego, la Falena Cremisi, opera da due anni senza essere catturata.

Gideon, cacciatore di streghe, le sta alle calcagna e sospetta che Rune sia proprio la Falena.

E qui arriva la scena incriminata.

Quando il cervello va in sciopero

Gideon invita Rune nel suo laboratorio per confezionarle un abito: è un pretesto per controllare se ha cicatrici. Lei capisce il gioco, non si scompone e lo invita a un ricevimento. Lui rifiuta: deve trasferire una prigioniera in un’altra prigione.

Fin qui tutto bene.

Poi accade l’assurdo: Gideon le dice esattamente il percorso e l’orario del trasferimento. E Rune, tutta tronfia, si presenta dritta dritta al punto di arrivo.
E ovviamente trova Gideon ad aspettarla.

A questo punto, la domanda è: com’è possibile che una vigilante “imprendibile” cada in una trappola così banale?
Rune di mostra di avere un solo neurone che non fa contatto nemmeno con sé stesso.

Come evitare errori simili nei tuoi personaggi

Errore di Rune: nessun dubbio, nessuna riflessione. Si lancia come un ariete senza chiedersi se ci sia una trappola.

Soluzione?
Un semplice passaggio di introspezione.
Se Rune si fosse chiesta “perché è stato così facile ottenere queste informazioni?” e avesse deciso comunque di rischiare perché il bisogno di salvare la prigioniera era più forte, la scena sarebbe stata credibile.

La trama sarebbe rimasta invariata, ma il suo personaggio ne avrebbe giovato.

“Eh, ma… sei vai avanti a leggere scopri che…”

Vero: nei capitoli successivi, scopriamo che la Falena Cremisi aveva un piano. La cosa dovrebbe essere un colpo di scena, ma non riesce, perché la nostra percezione del personaggio è già compromessa.

Questo discorso lo affronteremo in un articolo approfondito dedicato all’importanza di semine e raccolte.

Conclusione

Un personaggio può (anzi, deve) sbagliare, ma gli errori devono essere coerenti con la sua personalità e le sue motivazioni.
Se costruisci un protagonista brillante e imprendibile, non puoi farlo cadere in una trappola da principianti senza dargli almeno un momento di esitazione.

Morale della favola: se il tuo eroe imprendibile cade in un tranello banale, assicurati che prima almeno provi ad accendere il cervello.
Anche se ha un solo neurone.

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